Fungo

Massimo Vignelli

1956

Colore: Talpa/Lattimo

Misure: Ø cm 26 H cm 33 - 1 x max E27 100W

Tecnica di lavorazione: Canna e Filigrana

Codice: 895.10

Autore

Massimo Vignelli

Massimo Vignelli designer italiano, nasce a Milano il 10 gennaio 1931.

Nel corso della sua lunga carriera Massimo Vignelli si è occupato di svariati rami del design; la sua produzione spazia dal graphic design al prodotto fino alla progettazione di mostre. A partire dagli anni Sessanta è stato uno dei principali artefici del rinnovamento della grafica internazionale, principalmente attraverso la diffusione della metodologia modernista con Unimark International. Ha studiato architettura al Politecnico di Milano e all’Università IUAV di Venezia; inizia ad occuparsi della progettazione grafica di giornali, libri e packaging, allontanandosi dall’architettura per avvicinarsi sempre di più al design. Alla fine del 1964 si trasferisce definitivamente negli Stati Uniti; in questo periodo inizia a prendere forma l’idea di uno studio internazionale, idea che diverrà realtà sotto il nome di Unimark International. Guida la realizzazione di diversi progetti, fra cui i progetti di identità visiva per American Airlines, Ford e la celebre segnaletica per la metropolitana di New York City. Vignelli lascerà Unimark e nel 1971, assieme alla moglie Lella, fonda a New York la Vignelli Associates.

Collabora con VENINI e realizza lampade in vetro soffiato. Le lampade che progettò durante questo periodo sono ora esposte in diversi musei d’Arte.

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Tecnica

Canna e Filigrana

Elemento di vetro tirato a sezione circolare.  Piena se utilizzata per soffiati e per “Murrine”,
può essere monocolore o formata con paste vitree di colori diversi, trasparenti o opachi.
La canna di minor sezione e chiamata
“cannetta.” La canna usata per i vetri a “filigrana” può essere dritta, trasparente con un filo interno
opaco o colorato, oppure ritorta trasparente con fili o fettucce, si distingue la filigrana a “reticello” con una delicata trama a rete, la filigrana a “retortoli” per i fili ritorti a spirale chiamata anche “zanfirico”dal nome dell’antiquario Antonio Sanquirico. In seguito le canne sono accostate tra loro
fuse e soffiate sino a ottenere l’oggetto di particolare pregio per l’effetto finale e per la difficoltà esecutiva.